Questo articolo è scritto da una donna. Spero capirai: oggi, non voglio identificarmi in un generico noi. Non voglio essere un’entità astratta. Oggi, sono solo io.
Mi chiamo Virginia – ma parlo anche per conto di Alessandra, Elisa, Isabella, Roberta, Sonia, Anna, Sabrina, Beatrice, Cira, Elena, Giorgia, Ilenia, Alessandra (la seconda), Erika, Rita, Ester, Martina, Jessica e Marzia: le donne di Groweb.
È importante che tu sappia i nostri nomi. Potrei dirti che qui, nel nostro ufficio, lavorano 20 donne. E che queste 20 donne costituiscono oltre l’80% dei dipendenti totali. Ma nessuna di noi è un numero, né una percentuale. Per oggi, ognuna sarà solo ciò che è: una persona – che, purtroppo o per fortuna, sa bene quanto sia importante questo giorno.
Ecco cosa voglio raccontarti, il 25 novembre: un problema, alcuni modi per contrastarlo.
Prima, un po’ di dati
Secondo il Dossier Viminale di agosto 2024, redatto e pubblicato dal Ministero degli Interni, nel periodo che va dall’1 gennaio 2023 al 31 luglio 2024 si sono verificati in Italia 174 omicidi volontari con vittime di sesso femminile, di cui:
- 145 in ambito familiare o affettivo;
- 92 per mano di partner o ex partner.
Nello stesso arco di tempo, sono state effettuati:
- 29.946 denunce per stalking;
- 8.738 ammonimenti del Questore (di cui 5.375 per violenza domestica);
- 1.166 allontanamenti.
Ancora, tra gennaio e giugno 2024 sono stati commessi:
- 8.592 atti persecutori, di cui il 74% contro vittime di genere femminile;
- 12.424 maltrattamenti contro familiari e conviventi, di cui l’81% contro vittime di genere femminile;
- 2.923 violenze sessuali, di cui il 91% contro vittime di genere femminile;
- 13 costrizioni o induzioni al matrimonio, di cui l’89% contro vittime di genere femminile;
- 40 deformazioni dell’aspetto mediante lesioni permanenti al viso, di cui il 28% contro vittime di genere femminile;
- 698 diffusioni illecite di immagini o video sessualmente espliciti, di cui il 67% a danno di vittime di genere femminile;
- 1.540 violazioni dei provvedimenti di allontanamento dalla casa familiare e del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa, di cui l’83% a danno di vittime di genere femminile.
Potrei menzionare molti altri dati, ricerche, indagini. Ma credo che il quadro sia chiaro: la violenza contro le donne è un fenomeno attuale e reale, e il bisogno di combatterla è urgente, improrogabile, pressante. Più che mai. L’unica buona notizia è che il cambiamento può ancora avvenire: e ognuno di noi può farne parte. Io posso usare questo spazio per promuovere l’attivismo. Tu puoi educare tuo figlio al rispetto. Le grandi aziende possono prestarci la loro voce – e alcune lo hanno fatto.
Le migliori campagne contro la violenza sulle donne
Nelle ultime settimane, molte imprese hanno sfruttato la propria influenza per sensibilizzare il pubblico sul tema della violenza di genere. Vediamo insieme alcune campagne – che, per inciso, mi piacciono. Mi piacciono molto.
ATM
L’Azienda di Trasporti Milanese (ATM) ha collocato, nelle principali stazioni metropolitane, delle affissioni che incoraggiano le vittime a riconoscere gli abusi una fermata alla volta.
La grafica, essenziale e intuitiva, ricorda la segnaletica presente sui mezzi pubblici. E si pone lo stesso obiettivo: indicare una direzione – quella giusta.
Recita: La violenza / non si manifesta / subito / Si mostra / un po’ / alla volta / Riconoscila / prima / che sia / troppo tardi / Chiama il 1522.

IKEA
Da IKEA, i cartellini sono diventati indicatori dei campanelli d’allarme (Red Flag Tag). Alcune tipiche frasi intimidatorie, di controllo e colpevolizzazione sostituiscono i nomi dei prodotti, mentre il 1522 prende il posto dei numeri che, solitamente, indicano la posizione dei mobili all’interno del negozio.
Puoi leggere su sedie, tavoli e poltrone:
- “Siediti e stai zitta!” – anche l’intimidazione è una violenza;
- “Con chi stai chattando? Dimmi chi è!” – anche il controllo è una violenza;
- “È colpa tua se reagisco così, tiri fuori il peggio di me.” – anche la colpevolizzazione è una violenza;
- “Non sei capace nemmeno a cucinare.” – anche la svalutazione è una violenza;
- “Sai benissimo che non voglio che tu esca con le tue amiche.” – anche l’isolamento sociale è una violenza.

Netflix
(Anche) in occasione dell’uscita della seconda stagione di Lidia Poët, Netflix, in collaborazione con l’artista Greg Goya, ha installato per strada un muro di carta. Su di esso, le passanti potevano scrivere una frase che gli era stata detta e che volevano non venisse mai ripetuta a un’altra donna, per poi distruggerla – letteralmente e simbolicamente.
Tra le frasi trascritte e martellate via, riporto:
- Te la sei cercata!
- Sei tu a dover fare attenzione.
- Ma non ti vergogni a uscire vestita così?
- Come ti trucchi? Cerchi attenzioni?
- Lo scopo di una donna è di essere guardata.
Mi piacerebbe dirti che sono parole rare. Che nessuna di noi le ha mai sentite. Che non le riconosciamo. Ma mentirei. E lo ammetto: mi provoca un certo senso di soddisfazione vederle andare in pezzi.
Calzedonia
«Se danneggia le tue cose, se ti ricatta, se ti segue, se pretende amore o sesso quando tu non vuoi, se ti spinge o schiaffeggia, se ti umilia, se ti isola, se ti intimidisce, se ti chiude in una stanza, se minaccia te e i tuoi figli, se ti offende, se ti zittisce, se ti controlla, se ti fa del male fisico, se minaccia la tua libertà, anche economica, se ti telefona di continuo per insultarti, se ti prende a calci, ti tira pugni e ti strappa i capelli, se ti infastidisce con SMS ossessivi, se ti chiede l’ultimo appuntamento… questo non è amore». Questa settimana, le shopper di Calzedonia recitano così.

Coop
Nei supermercati Coop, la pasta si trasforma in basta – e invita a contattare il 1522 in caso di necessità. In ogni confezione è presente anche un QR code che, se inquadrato, permette di ascoltare alcune storie di violenza – per non dimenticarle, per riconoscerle, per prevenirle.
In più, fino al 30 novembre sarà possibile contribuire al sostegno dei centri antiviolenza acquistando pasta, preparati a base di frutta e/o shopper firmate dall’artista e illustratrice Anarkikka.

Sephora
L’anno scorso, Sephora Italia ha raccontato il victim blaming (ovvero: la colpevolizzazione della vittima) con una campagna cruda e reale.
Tre video mostravano tre storie generate da ChatGPT. All’AI era stato chiesto di raccontare tre episodi di violenza dal punto di vista delle vittime, basandosi sulle opinioni raccolte in rete rispetto a storie di violenza di genere. ChatGPT ha restituito tre monologhi disseminati di momenti in cui le vittime si davano la colpa della violenza subita, trovando giustificazioni per il carnefice.
Se anche l’AI arriva a colpevolizzare le vittime, c’è bisogno di un cambiamento, si legge alla fine di ogni video. Puoi vedere gli spot qui, qui e qui.
Fine. Chiudo con la frase di un autore che mi sta molto a cuore: Hans Christian Andersen. Vivere non è abbastanza. Bisogna avere il sole, la libertà, e un piccolo fiore.
Oggi, non ti invito a contattarci. Ma ti lascio qualcosa di utile: un numero, il 1522, e un sito, https://www.1522.eu/. Se cerchi aiuto o conosci qualcuno che ne ha bisogno, usali. Non avere paura. Meriti il sole, la libertà e un piccolo fiore.

