Ti è mai capitato di seguire una dieta particolare, magari con l’obiettivo di perdere o mettere su peso? Se sì, avevi un modo per valutare l’andamento del percorso? Salire sulla bilancia, provare un paio di jeans troppo stretti o troppo larghi, misurare le circonferenze del corpo? Se (ancora) sì, molto bene: conosci già i KPI.
L’acronimo sta per Key Performance Indicator, che in italiano significa Indicatori Chiave di Prestazione. In sostanza, sono parametri arbitrari che scegliamo e usiamo per analizzare i progressi ottenuti in una determinata attività. Noi di Groweb li impieghiamo per monitorare le campagne marketing e la SEO ma, di fatto, qualsiasi cosa è potenzialmente misurabile con i KPI: operazioni finanziarie, prestazioni sportive e/o scolastiche, qualità dell’ambiente lavorativo.
Se sei il proprietario di un’azienda, i giusti indicatori possono aiutarti a capire cosa funziona e cosa no. Il sito web è abbastanza utile per gli utenti? Hai raggiunto gli obiettivi prefissati con l’ultima pubblicità? Puoi saperlo con i KPI: vediamo alcuni esempi e scopriamo come.
Caratteristiche dei KPI
Perché siano efficaci, gli indicatori devono rispettare alcuni requisiti. In primo luogo, la semplicità: se, per conoscere il grado di fruibilità del tuo sito web, dovessi calcolare la radice quadrata del numero di capelli di ogni utente diviso l’età per dieci alla meno dodici, riusciresti a reperire i dati necessari? Se anche la formula avesse una qualche logica matematica (spoiler: non ce l’ha), se anche svolgessi minuziosamente ogni moltiplicazione e divisione, saresti in grado di interpretare i risultati? Potresti ripetere l’operazione regolarmente e agevolmente? A meno che il tuo cognome non sia Fibonacci, è probabile che la risposta sia no.
Perciò la comprensibilità è essenziale nei KPI. Esempi? Supponendo che l’obiettivo sia il sopracitato (conoscere il grado di fruibilità del tuo sito web), il tasso di conversione, il numero di visite e il tempo trascorso sulle pagine potrebbero essere buoni parametri, poiché misurabili in modo facile, veloce e abbastanza intuitivo.
Anche la pertinenza è di grande importanza. Non avrebbe senso analizzare l’andamento di una campagna marketing facendo riferimento al numero di caffè bevuti o di cappotti rossi visti per strada. Quanto più è accurata la selezione, tanto più saranno utili le statistiche. Ultima, ma non per importanza, la misurabilità. Se scegliessimo come KPI, ad esempio, l’amore… beh, non avremmo molte risposte alle nostre domande.
Scegliere i KPI: esempi
Potremmo definire la scelta dei KPI come una vera e propria arte. La cosa fondamentale è identificare misure significative, comunicanti e strategiche. Come? Vediamolo insieme.
Chiarire gli obiettivi
Gli indicatori sono (e devono essere) strettamente legati agli obiettivi. Per selezionare quelli giusti, è bene avere consapevolezza di quanti e quali sono i risultati che vogliamo raggiungere. Vuoi che i tuoi contenuti siano più visti, che i prodotti siano più acquistati, che il brand sia più conosciuto? Non è possibile stabilire se stiamo camminando nella direzione giusta senza sapere qual è la meta.
Individuare le principali aree di performance
Non tutti i processi aziendali devono essere monitorati per il raggiungimento di un obiettivo: è preferibile concentrarsi solo sulle aree direttamente correlate e selezionare appositi KPI. Gli esempi che possiamo fornirti sono diversi: se vuoi aumentare la brand awareness, potresti osservare il numero di interazioni sui social media, ma non avrebbe granché senso considerare il numero di ordini ricevuti.
Trovare un equilibrio tra qualità e quantità
I key performance indicator possono essere quantitativi, quando misurano aspetti traducibili in numeri (come le vendite, il tempo o i costi), o qualitativi, quando misurano aspetti non traducibili in numeri (come la soddisfazione dei clienti o l’efficienza del servizio). Trovare il giusto equilibrio tra le tipologie consente di avere una panoramica completa dell’andamento aziendale.
Verificare la disponibilità dei dati
Se non possiamo raccogliere le informazioni necessarie per analizzarli, i KPI non servono a nulla. Per questo motivo la scelta deve tenere conto degli strumenti di cui l’impresa dispone per raccogliere, elaborare e monitorare i dati.
Misurazione dei KPI: esempi e modalità
Naturalmente, la selezione degli indicatori è soltanto il primo passo. Per entrare nel vivo della questione servono i numeri – sì, quando la maestra delle elementari ti obbligava a ripetere le tabelline, aveva ragione. La matematica serve davvero nella vita reale.
Per prima cosa, bisogna avere una formula, e questa deve essere chiara e nota a tutti gli attori coinvolti nella misurazione del KPI. Ad esempio, il churn rate si calcola dividendo il numero di clienti persi per il numero di clienti iniziali, e moltiplicando il risultato per cento. I dati devono provenire da fonti sicure e aggiornate, come ERP, CRM, strumenti di analisi web o sondaggi elaborati e somministrati ad hoc.
Le misurazioni possono essere effettuate con software appositi, come Google Data Studio, Power BI, Tableau, Excel o Google Sheets. La frequenza del monitoraggio è da stabilire in base all’obiettivo prefissato: in alcuni casi, lo screening deve essere continuo; in altri, può essere effettuato su base mensile o trimestrale. Infine, è bene avere dei benchmark a cui fare riferimento – i calcoli sono utili solo se puoi confrontarli con qualcosa.
Siamo giunti al termine del nostro entusiasmante viaggio nel mondo dei KPI. Se tutto ciò che hai letto ti sembra sanscrito, non preoccuparti: siamo qui per te. Dopo anni di tabelline (e qualcosina in più), siamo in grado di selezionare e misurare efficacemente gli indicatori delle tue campagne pubblicitarie e del tuo sito web. Contattaci per definire insieme quali potrebbero essere i tuoi KPI.

