Generare un’immagine con l’AI richiede pochi minuti: scrivi un prompt, fai qualche modifica, scegli il risultato che ti convince di più… et voilà 🪄. A quel punto puoi usarla tranquillamente sul sito aziendale, in una campagna pubblicitaria o per un post sui social.
Peccato che non funzioni esattamente così 😈
Perché se creare un’immagine con l’intelligenza artificiale è diventato semplicissimo, capire quali diritti hai realmente su quell’immagine lo è decisamente meno. In Italia la normativa sul diritto d’autore è stata aggiornata nel 2025 proprio per prendere in considerazione le opere create con l’ausilio dell’intelligenza artificiale, mentre dal 2 agosto 2026 sono applicabili anche nuovi obblighi europei sulla trasparenza di determinati contenuti generati o manipolati con l’AI.
In questa guida vediamo quindi come funziona il copyright delle immagini AI, a chi appartengono davvero gli output e quali controlli conviene fare prima di utilizzarli per la propria azienda.
Copyright immagini AI: le immagini generate sono davvero protette?
Un’immagine creata con l’AI può essere protetta dal diritto d’autore… ma non basta aver scritto un prompt e premuto “genera” perché questo accada automaticamente 😅
Su questo punto, in Italia abbiamo oggi un’indicazione piuttosto chiara. Con la Legge 23 settembre 2025, n. 132, entrata in vigore il 10 ottobre 2025, è stata modificata proprio la legge sul diritto d’autore. Il nuovo testo tutela le opere dell’ingegno umano di carattere creativo, anche quando vengono realizzate con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale, purché siano il risultato del lavoro intellettuale dell’autore.
Tradotto dal legalese: l’AI può essere uno strumento del processo creativo, ma deve esserci una persona che dia un contributo intellettuale e creativo all’opera.
E qui sta la differenza: chiedere a un generatore “creami la foto di un ufficio moderno con persone che lavorano” non è la stessa cosa che costruire un’immagine attraverso prompt dettagliati, diverse iterazioni, scelte compositive e successive modifiche.
Facciamo chiarezza.
Quanto conta il contributo umano
Non esiste una formula scientifica del tipo “con cinque prompt e tre modifiche il copyright è tuo”. La normativa italiana non stabilisce infatti un numero minimo di interventi necessari per ottenere la tutela: conta quanto le scelte creative della persona abbiano contribuito al risultato finale.
Pensiamo, ad esempio, a due situazioni:
- chiedi all’AI di generare un’immagine lasciando allo strumento praticamente tutte le decisioni su composizione, soggetti, colori e stile;
- parti invece da un’idea precisa, definisci il risultato che vuoi ottenere, selezioni e combini diversi output, intervieni sulla composizione e modifichi successivamente l’immagine.
Nel secondo caso il contributo umano è maggiore. Ma non esiste comunque una soglia automatica oltre la quale un’immagine diventa protetta: la valutazione dipende dal singolo caso. In sostanza, utilizzare l’intelligenza artificiale non esclude il diritto d’autore, ma nemmeno lo garantisce.
E chiarito questo punto, arriva la domanda successiva: se l’immagine può essere protetta…
Chi possiede i diritti di un’immagine creata con l’AI?
Dipende dal tool: ogni piattaforma stabilisce nei propri Termini di Servizio quali diritti mantiene sugli output e quali concede all’utente. Attenzione però a non confondere i due piani: se un tool dichiara che l’immagine generata è “tua”, non significa che sia protetta dal diritto d’autore. In altre parole, una cosa è ciò che ti concede contrattualmente la piattaforma, un’altra è la tutela che la legge riconosce all’opera.
Come cambiano i diritti in base al tool utilizzato
Non tutti i generatori AI prevedono le stesse condizioni. In alcuni casi cambiano persino in base al piano sottoscritto o al modo in cui utilizzi il servizio.
Questa è la situazione dei principali tool, aggiornata ad agosto 2026:
| Tool | Cosa prevedono i Termini | A cosa fare attenzione |
|---|---|---|
| ChatGPT/OpenAI | Nei limiti consentiti dalla legge, l’utente possiede l’output generato. |
OpenAI specifica che gli output potrebbero non essere unici: altri utenti possono ottenere risultati uguali o simili. |
| Midjourney | L’utente possiede gli asset che crea, nei limiti previsti dalla legge. |
Le aziende con oltre 1 milione di dollari di ricavi annui devono avere il piano Pro o Mega per possedere gli asset. I contenuti sono pubblicamente visibili e remixabili di default, salvo opzioni per mantenerli privati. |
| Adobe Firefly | Adobe non rivendica la proprietà dei contenuti generati dall’utente e consente l’utilizzo commerciale degli output, salvo diversa indicazione per specifiche funzionalità beta. |
Può integrare modelli AI di terze parti; in questo caso ci sono condizioni diverse da quelle di Adobe. |
| Gemini/Nano Banana | Google non rivendica la proprietà dei contenuti generati. |
Le condizioni possono cambiare in base a come accedi al modello (Gemini Apps, API, Google Cloud). |
| Leonardo AI | Con l’abbonamento a pagamento, i diritti degli output sono attribuiti all’utente. |
Con il piano gratuito, gli eventuali diritti di proprietà intellettuale dell’output appartengono alla piattaforma. Il free-user riceve comunque una licenza non esclusiva e royalty-free per usare commercialmente le immagini. |
| Ideogram | Ideogram non rivendica la proprietà degli output, che possono essere utilizzati anche a scopo commerciale. |
Con i modelli open weight alcune licenze sono limitate all’uso non commerciale. |
| Canva | Nei limiti della legge, l’utente possiede l’output e può utilizzarlo per finalità lecite. |
Se l’output incorpora o modifica contenuti della libreria Canva, rimangono valide anche le relative licenze. |
Prima di utilizzare un’immagine per un progetto aziendale è quindi sempre meglio controllare i Termini aggiornati dello strumento e del piano che stai utilizzando.
Quando un’immagine AI può violare i diritti di un’altra persona
Avere il permesso del tool per utilizzare un’immagine non significa essere al riparo da problemi. L’output potrebbe infatti riprodurre o richiamare elementi su cui altre persone o aziende vantano dei diritti, anche quando non era esattamente quello che avevi chiesto nel prompt.
Prima di pubblicare un’immagine generata con l’AI, quindi, vale la pena fare attenzione soprattutto a tre situazioni:
- immagini che imitano lo stile riconoscibile di un artista specifico. Chiedere all’AI di creare qualcosa “nello stile di…” non significa automaticamente copiare un’opera protetta. Il problema può nascere, però, quando il risultato non si limita a richiamare un’estetica, ma riproduce elementi originali e riconoscibili di una o più opere esistenti;
- persone reali riconoscibili nell’immagine. Qui il copyright non è nemmeno l’unico problema. Se viene generato il volto riconoscibile di una persona reale, entra in gioco anche il diritto all’immagine. In Italia, come regola generale, il ritratto di una persona non può essere esposto, riprodotto o messo in commercio senza il suo consenso, salvo alcune eccezioni previste dalla legge;
- marchi, loghi o opere protette che compaiono nell’output. Il generatore potrebbe inserire un logo riconoscibile, riprodurre un personaggio, un’illustrazione o altri elementi appartenenti a terzi. E può succedere anche senza averli richiesti esplicitamente. Se poi quell’immagine viene utilizzata sul sito di un’azienda, in una pubblicità o per promuovere un prodotto, il rischio non riguarda più solo il diritto d’autore, ma può coinvolgere anche la tutela dei marchi e altri diritti di proprietà intellettuale.
Prima di utilizzare l’output, soprattutto per finalità commerciali, serve perciò sempre un controllo umano su ciò che l’immagine effettivamente contiene.
Copyright immagini AI: cosa controllare prima di pubblicarle
Ecco quindi una checklist pratica da seguire prima di pubblicare un output per il sito aziendale, una campagna o un contenuto social:
- verifica i Termini del tool che hai utilizzato, soprattutto per capire quali diritti ti vengono concessi e se sono previste condizioni particolari per l’uso commerciale;
- valuta il contributo umano alla creazione, soprattutto se quell’immagine è un asset importante all’interno della strategia di comunicazione e vuoi capire se può essere tutelata dal diritto d’autore;
- controlla attentamente cosa contiene l’output: volti riconoscibili, loghi, marchi, personaggi o elementi molto simili a opere esistenti meritano qualche verifica in più;
- considera il contesto in cui utilizzerai l’immagine. Pubblicare un visual decorativo sul blog non è la stessa cosa di utilizzare il volto di una persona in una campagna pubblicitaria;
- verifica eventuali obblighi di trasparenza. Dal 2 agosto 2026 sono applicabili gli obblighi previsti dall’articolo 50 dell’AI Act per determinati contenuti generati o manipolati con l’intelligenza artificiale. Questo non significa che ogni immagine AI debba essere accompagnata dalla scritta “generata con AI”, ma alcuni utilizzi (come i deepfake) prevedono specifici obblighi di disclosure.
Per i contenuti più importanti può essere utile anche conservare prompt, versioni intermedie e modifiche effettuate, così da avere traccia del processo seguito e del contributo umano alla realizzazione dell’immagine.
Morale della favola: l’intelligenza artificiale può rendere la creazione dei contenuti molto più veloce, ma non fa sparire copyright, licenze e diritti degli altri.
Quindi, se hai bisogno di grafiche o altri supporti multimediali e vuoi evitare di improvvisare tra AI, copyright e licenze, contatta il team di Groweb! Creeremo le tue immagini con un colpo di bacchetta magica… ma di Photoshop 😏
Domande frequenti sul diritto d’autore delle immagini AI
Usare un’immagine AI per scopi commerciali: si può fare?
Sì, molti strumenti consentono di utilizzare commercialmente le immagini generate, ma bisogna sempre controllare i Termini del tool e del piano utilizzato. E attenzione: avere il permesso della piattaforma non significa automaticamente possedere il copyright sull’immagine o poter utilizzare liberamente eventuali elementi protetti presenti nell’output.
Bisogna dichiarare sempre che un’immagine è stata creata con l’AI?
No. Le nuove regole europee sulla trasparenza non impongono a chi pubblica di etichettare qualsiasi immagine realizzata con l’AI. Dal 2 agosto 2026 l’AI Act prevede obblighi diversi per provider e utilizzatori dei sistemi. I provider devono, in determinati casi, rendere rilevabili i contenuti generati o manipolati tramite marcature leggibili automaticamente dai sistemi (machine-readable); per chi utilizza professionalmente questi sistemi, l’obbligo di informare chiaramente il pubblico riguarda in particolare i deepfake e altre situazioni specifiche previste dall’articolo 50.
Cosa rischia chi non rispetta le nuove regole sulla trasparenza?
Le violazioni degli obblighi di trasparenza previsti dall’articolo 50 dell’AI Act possono comportare sanzioni amministrative fino a 15 milioni di euro o, per le imprese, fino al 3% del fatturato mondiale annuo dell’esercizio precedente, a seconda di quale importo sia più elevato. Per le PMI, comprese le startup, si applica invece il limite più basso tra i due. L’importo viene determinato considerando elementi come natura, gravità e durata della violazione e le circostanze del caso concreto.
Chi è responsabile se un’immagine AI viola i diritti di terzi?
Dipende dal caso concreto e dalle condizioni del servizio utilizzato, ma non si può dare per scontato che la responsabilità ricada sul tool solo perché è stato lo strumento a generare l’immagine. Per un’azienda la regola pratica rimane quindi la stessa: prima di pubblicare, controllare l’output e le condizioni del servizio.
Come si può documentare il contributo umano nella creazione di un’immagine AI?
Non esiste un procedimento standard che garantisca automaticamente il riconoscimento del diritto d’autore. Può essere utile, però, conservare una traccia del processo creativo: prompt utilizzati, diverse versioni generate, modifiche manuali, interventi di post-produzione e file di lavoro. In questo modo è più semplice ricostruire quali scelte siano state compiute dalla persona e quali, invece, siano state demandate allo strumento AI.

