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Quante volte abbiamo visto brand famosi che, nel corso degli anni, hanno cambiato il loro logo o deciso di modificare alcuni tratti caratteristici della loro identità? Queste trasformazioni sono la messa in pratica di alcune ricerche e decisioni valutate in base a una serie di fattori precisi. Tra questi rientrano la necessità di svecchiamento della marca e l’apertura della realtà verso nuovi mercati. Se le aziende decidono di rinnovare la loro immagine, stanno facendo un’operazione di rebranding.

Cos’è il rebranding di un’azienda

Il rebranding è il processo di cambiamento strategico della brand identity di un’azienda. Nasce dall’esigenza di voler cambiare l’immagine di un prodotto o servizio e modificarne in questo modo la percezione. Così, si riescono a seguire le nuove esigenze dettate dal target di riferimento.

Alcuni esempi di rebranding possono essere il restyling del logo, la modifica del nome in caso di fusione e la decisione di indirizzarsi verso un nuovo stile comunicativo. La cosa fondamentale è che tutte le trasformazioni effettuate vengano ponderate e studiate assieme a degli specialisti di marketing, gli unici in grado di valutare le scelte più giuste in base agli obiettivi prefissati.

Quando si decide di intraprendere la strada del cambiamento, è importante ricordare di non staccarsi mai completamente dal brand vecchio – a meno che non si consideri la scelta migliore. Questo perché si correrebbe il rischio di confondere i clienti già fidelizzati e perdere di vista quella che è la storia di partenza dell’azienda.

I diversi tipi di rebranding

Esistono vari metodi per rivitalizzare il proprio marchio, ma per noi di Groweb i principali sono sei.

La prima grande distinzione riguarda la tipologia di elementi modificati. Se il rinnovamento coinvolge alcuni tratti specifici dell’azienda, come la scelta della color palette o una nuova linea di prodotto, allora si parla di rebranding parziale. Al contrario, se la strategia adottata prevede una modifica delle parti più caratteristiche, come il logo, la mission e il posizionamento, allora si parla di rebranding totale.

Partendo da questo distinguo, se ne può trovare subito un altro, a esso collegato, che individua la modalità di approccio del cambiamento. Se si modificano alcuni dettagli, come i componenti grafici del logo, del colore del brand o del suo font, allora ci troviamo davanti a un esempio di rebranding evolutivo. Se invece i cambiamenti vengono fatti su aspetti fondanti della strategia, come la value proposition o il positioning, si parla di rebranding rivoluzionario.

Infine, possiamo individuare altri due tipi di rebranding osservandone la finalità. Se lo si fa per raggiungere nuovi mercati o migliorare la propria brand identity, si definisce proattivo. Invece, se le modifiche avvengono in seguito a eventi specifici, come un’acquisizione aziendale o il danneggiamento della reputazione della società, è reattivo.

Qualunque sia il tipo di rebranding che si vuole attuare, è però necessario che coinvolga ogni parte dell’azienda. Quindi, non si tratta solo del restyling dei social o del sito web, ma anche della creazione di flyer, gadget, shopper e tutto il materiale, i prodotti e/o servizi correlati all’azienda.

Quando alle aziende serve fare rebranding

Scegliere di intraprendere la strada del cambiamento richiede un’attenta analisi preventiva sia dei costi sia dei feedback attesi. Esistono però alcuni momenti in cui risulta necessario, per le realtà lavorative, servirsi del rebranding.

Di seguito ne suggeriamo sei:

  • Rinnovamento dell’azienda: quando l’obiettivo del brand è quello di entrare in nuovi mercati o cambiare l’offerta/posizionamento dei suoi prodotti.
  • Cambiamento del target: se ci si vuole rivolgere a un pubblico differente, sia esso una nicchia di mercato o un’intera generazione.
  • Acquisizione aziendale: in questo caso serve per avvertire i clienti fidelizzati, di entrambe le società, della nuova struttura operativa.
  • Cambiamento del mercato: se l’interesse del pubblico muta, occorre stare al passo con le nuove esigenze e adeguarsi a quella che è l’attuale richiesta del target.
  • Crisi di reputazione: quando l’immagine del brand viene associata a valori negativi (pensiamo a McDonald’s e al junk food), questa operazione può risultare fondamentale per tutelare il business e iniziare un percorso di riconversione.
  • Svecchiamento: ciclicamente può tornare utile rinnovare la propria brand identity e seguire le ultime tendenze del mercato.

In poche parole, fare rebranding serve alle aziende per rispondere a tutte le esigenze del mercato, adattandosi a scenari in continua evoluzione.

Come impostare una giusta strategia di rebranding per le aziende

Prima di intraprendere un percorso di trasformazione della marca, occorre programmare la giusta strategia assieme a degli esperti di marketing.

Grazie alla nostra esperienza, ti suggeriamo quattro azioni da tenere sempre a mente quando si vuole fare rebranding:

  • Scegliere gli obiettivi: le ragioni che spingono un’azienda a rimodernarsi possono essere molto varie. Comunque, a prescindere dal traguardo che si vuole raggiungere, la cosa più importante da ricordare è trasferire alla nuova brand identity la stessa mission aziendale.
  • Studiare i competitors: quando si parla di concorrenti bisogna sempre avere ben chiari quali sono i loro punti di forza e di debolezza. Così, è possibile migliorare i propri servizi, anche grazie a un’analisi SWOT.
  • Valutare il momento migliore: consigliamo di comunicare il cambiamento lontano da date promozionali o ricorrenze specifiche per non distogliere l’attenzione dal rinnovamento dell’identità dell’azienda.
  • Annunciare i cambiamenti: uno degli aspetti più importanti nella strategia di rebranding è quello di comunicarlo nel modo più efficace, spiegando perché si è deciso di rivoluzionare la propria immagine. Si può incentivare l’accettazione della nuova identità attraverso una collaborazione con degli influencer o grazie a strategie di guerrilla marketing.

Alcuni esempi di rebranding vincenti delle aziende

Molte aziende hanno deciso di cambiare radicalmente la propria identità di marca nel corso degli anni. Basti a pensare a Apple o Pepsi che sono passate da loghi articolati a pittogrammi semplici e lineari. Altre volte invece non risulta necessario stravolgere il lavoro già esistente, come ha fatto ad esempio MasterCard che ha deciso di togliere la scritta sotto al logo, lasciando semplicemente gli iconici cerchi colorati.

Una scelta più audace, ma sempre coerente con i valori aziendali, è stata fatta da Peugeot. Dopo la fusione con FCA, la casa automobilistica francese ha deciso di riprogettare il suo logo. Ha mantenuto l’iconico leone per esaltare il suo spirito audace, ma ha reso l’immagine più lineare e flat.

Anche la Warner Bros, in previsione del centenario dell’azienda, ha deciso di presentare un nuovo logo. Il risultato è una chiave moderna del precedente in cui sono stati mantenuti lo scudo, la scritta e il blu storico, riprogettati per un tipo di fruizione più immediata, anche per il digitale.

Poiché si tratta di una scelta molto importante per il futuro di un’azienda, quando si decide di fare rebranding, è sempre meglio affidarsi a persone esperte del settore.

Se hai deciso di cambiare il tuo logo o rimaneggiare la tua identità di marca, contattaci e cercheremo assieme il modo per fare crescere la tua impresa.