Probabilmente lo sai già: dal 14 gennaio, i filtri bellezza – almeno, la maggior parte di essi – non sono più disponibili su Meta. La scelta sembra essere in linea con le ultime tendenze: TikTok li ha da poco rimossi per i minorenni, e la lotta generale contro i più inverosimili, rigidi e malsani standard di bellezza procede a gonfie vele sul web. La comunicazione di brand, personaggi pubblici e influencer è, oggi, sempre più incentrata sul concetto di autenticità.
Okay, quindi Zuckerberg ha agito per incentivare la normalizzazione e l’accettazione delle imperfezioni? Eeeeeh. Non ne siamo convintissimi.
Non fraintenderci: senza dubbio, anche il buon Mark segue una certa etica. L’essere il CEO di un’azienda multimiliardaria non fa di lui una persona meno empatica o disinteressata alle cause sociali. E a noi non interessa affatto sostenere il contrario: mr. Facebook, ti vogliamo bene e ti aspettiamo per un caffè.
SOLO CHE. Le nostre menti marketing-oriented non possono ignorare l’esistenza di una componente strategica nella decisione – che, del resto, è del tutto lecita: nessuna impresa vive di soli ideali.
Parliamone.
Cosa sono i filtri bellezza?
Prima di entrare nel vivo della questione, ci sembra doveroso offrire una panoramica sulla diffusione e il funzionamento dei cosiddetti filtri bellezza. Se sei un Gen-Z super skilled, ti autorizziamo a skippare il paragrafo – ma noi siamo inclusivi e ci preoccupiamo anche dei lettori più boomer. 🫶🏼
Dunque: di che parliamo?
Per dirla facile, i beauty filter sono l’evoluzione 2.0 dei fondotinta ultra-coprenti. Si tratta di strumenti digitali che consentono di alterare il proprio aspetto nelle foto e/o nei video, allo scopo di apparire più in linea con specifici canoni estetici. Puoi usarli per rimpicciolire il naso, ingrandire gli occhi, rimpolpare le labbra, uniformare la pelle, snellire il viso, appiattire l’addome, infoltire i capelli e nutrire i complessi. Un affare.
Ironia a parte, è proprio a causa del forte e non carinissimo impatto sulla psiche degli utenti che i filtri bellezza sono stati, nel tempo, aspramente criticati. Diversi studi hanno indagato sulla correlazione tra il loro utilizzo e la tendenza a sviluppare dismorfismi corporei, giungendo a conclusioni preoccupanti.
Già nel 2016, ad esempio, Isabelle Coy-Dibley suggeriva che «i progressi nella tecnologia delle immagini hanno facilitato e intensificato la percezione socialmente dismorfica dei corpi». Diversi anni prima, Susan Bordo osservava che «la modifica digitale delle foto ci sta educando a cambiare la nostra percezione di come appare un corpo normale, portandoci a vedere noi stessi come carenti poiché non corrispondenti a ideali irrealistici» [cfr. Body Image: Understanding Body Dissatisfaction in Men, Women and Children].
Popolarità dei beauty filter: dati sull’utilizzo
Secondo uno studio condotto dal MIT Technology Review, ad aprile 2021:
- oltre 600 milioni di utenti Meta avevano usato, almeno una volta, almeno uno dei beauty filter allora disponibili sulle piattaforme;
- oltre 200 milioni di utenti Snapchat utilizzavano quotidianamente Lenses per trasformare il proprio aspetto.
I ricercatori del periodico evidenziavano inoltre che, in data sopracitata:
- la maggior parte dei filtri Meta era creato da terzi;
- più di 400.000 creators avevano rilasciato un totale di oltre 1,2 milioni di effetti, la maggior parte dei quali superava il miliardo di visualizzazioni.
Ancora, un’indagine condotta a luglio 2020 dall’organizzazione inglese Girlguiding riportava che, su un campione di oltre 2000 ragazze di età compresa tra i 7 e i 21 anni, il 71% affermava di modificare frequentemente o occasionalmente le proprie foto prima di postarle sui social media.
Insomma: prima del 14 gennaio, l’uso dei filtri bellezza era ampiamente diffuso. E ora?
Meta ha davvero detto stop ai filtri bellezza?
Beh, no. Anzi, nì. In realtà, Meta non ha rimosso dalle sue piattaforme tutti i beauty filter, ma solo quelli creati e/o posseduti da terze parti. Diversamente, i 140 effetti di proprietà di Meta rimangono disponibili e fruibili. E questo ci fa pensare che, forse, la decisione aziendale non è il puro frutto di ragioni idealistiche.
Una scelta strategica
Secondo The Verge, l’azione di Meta sarebbe in parte dovuta alla volontà di concentrare gli investimenti su nuovi strumenti informatici. I fondi precedentemente destinati a Spark, la piattaforma che i creators esterni utilizzavano per lo sviluppo dei filtri, sarebbero quindi stati bloccati perché, semplicemente, da allocare su altro.
Naturalmente, la necessità di redistribuire il budget non può essere l’unico e il solo motivo alla base della decisione. Probabilmente, Zuckerberg ha anche voluto dimostrare il suo (seppur parziale) impegno per la creazione di un web più sicuro: mantenendo solo i propri prodotti, infatti, l’impresa potrà esercitare un maggiore controllo sulla qualità dei contenuti, garantendo il rispetto delle linee guida e limitando i rischi associati alla diffusione di filtri inappropriati e/o dannosi.
Promuovere l’autenticità: è sufficiente rimuovere i filtri bellezza?
Quali che siano le ragioni del fenomeno, la rimozione dei beauty filter è indubbiamente un passo importante per la promozione della normalità. Ma basta questo per trasformare la nostra forma mentis?
È vero, i filtri bellezza hanno contribuito (e contribuiscono) a distorcere la percezione dei corpi. Ma non sono l’unico nemico da combattere: sui social media, la pressione sociale non è esclusivamente legata all’aspetto fisico. C’è molto di più.
E, quindi, promuovere l’autenticità richiede un cambiamento collettivo e più radicale, che parte dall’educazione dei più giovani e si muove verso l’accettazione del fatto che no, essere perfetti non è normale – e neanche possibile. E va bene così.
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