Guerra dei panettoni: come Motta e Alemagna hanno inventato il Natale

A sinistra il titolo dell'articolo: "Guerra dei panettoni: come Motta e Alemagna hanno inventato il Natale". A destra l'immagine di due confezioni di panettone, uno Motta e uno Alemagna

Prima di diventare un’icona del Natale italiano, il panettone era un dolce legato alla tradizione artigianale milanese. Un prodotto stagionale, abbastanza costoso, realizzato in piccole quantità e destinato a una cerchia ristretta di consumatori locali. 

Tutto cambia nel corso del Novecento, quando due imprenditori visionari, Angelo Motta e Gioacchino Alemagna, ne intuiscono il potenziale industriale, culturale e commerciale. Le loro aspirazioni di business danno così vita a una vera e propria guerra condotta a suon di slogan e spot pubblicitari, il cui obiettivo è uno soltanto: trasformare l’immaginario comune delle festività – sbaragliando la concorrenza. 

Contesto storico: l’Italia del dopoguerra e il boom economico

Per comprendere appieno la portata della guerra dei panettoni, è fondamentale immergersi nel contesto storico dell’Italia del dopoguerra.

Tra la fine degli anni Quaranta e l’inizio degli anni Sessanta, il Paese viene attraversato da un profondo cambiamento economico, sociale e culturale. Il cosiddetto boom economico porta con sé una crescita senza precedenti in termini di consumi, urbanizzazione, mobilità sociale (nasce la classe media) e fiducia nel futuro, modificando abitudini, desideri e aspettative dei compratori.

In questo scenario, il cibo smette di essere puro nutrimento e diviene simbolo, status: i prodotti alimentari vengono scelti in base a ciò che rappresentano. Ad esempio, i cioccolatini sono un bene di lusso e comunicano benessere economico, privilegio; latte e burro confezionati trasmettono modernità, avanguardia rispetto a chi acquista presso i mercati rionali; e così via. In sostanza: gli italiani vogliono essere ciò che mangiano.

Avviene così il passaggio cruciale dall’artigianato alla produzione industriale, anche dolciaria. Le tecnologie migliorano, le catene di distribuzione si espandono e i supermercati sono sempre più presenti e frequentati, il che agevola la vendita capillare su scala nazionale. E il panettone si rivela particolarmente adatto per intercettare il cambiamento: legato alla tradizione , ma pronto a essere reinterpretato in chiave moderna e divenire emblema della magia festiva. Motta e Alemagna lo capiscono prima di chiunque altro.

Motta vs Alemagna: visioni imprenditoriali che dividono il mercato

Angelo Motta è un innovatore. È lui che, tramite un nuovo processo di lievitazione, introduce la celebre forma alta. La cupola slanciata diviene marchio distintivo e immediatamente riconoscibile, che comunica abbondanza, qualità e modernità – e servire il panettone è così un atto sociale che urla hey, faccio parte della classe emergente! L’obiettivo di Motta è rendere il prodotto accessibile a un pubblico sempre più ampio, produrre su larga scala e distribuire su tutto il territorio nazionale.

Diversamente, Gioacchino Alemagna si adopera per costruirsi un posizionamento premium. Qualità delle materie prime, attenzione all’immagine ed eleganza delle comunicazioni sono i pilastri della sua strategia. L’imprenditore non rinuncia all’industrializzazione – piuttosto, la veste di un’aura di prestigio che cattura l’attenzione di chi cerca qualcosa di speciale.

Seppur identici nella funzione, i panettoni Motta e Alemagna sono completamente diversi in termini di percezione. Costruiscono due universi simbolici distinti, rappresentano differenti visioni del Natale, stili di vita ed emozioni – anticipando, così, il moderno concetto di brand positioning (se stai pensando eccheccavoloè, no panic: leggi il nostro articolo Posizionamento del brand: strategie vincenti per distinguersi dalla concorrenza).

Guerra dei panettoni e nascita del Natale italiano

Gli anni a cavallo tra ‘50 e ‘70 sono un’epoca d’oro per la pubblicità italiana, con la radio (prima) e la televisione (poi) che entrano stabilmente nelle case. Programmi come Carosello, palcoscenici ideali per imprimere i propri slogan nella memoria collettiva, diventano quindi il terreno prediletto per lo scontro tra Motta e Alemagna.

I due colossi fanno molto più che promuovere un prodotto: costruiscono, pezzo per pezzo, un immaginario condiviso del Natale. Jingle orecchiabili, claim memorabili, confezioni curate nei minimi dettagli: tutto concorre a trasformare il panettone nel simbolo per eccellenza delle feste. La comunicazione è aggressiva – aggettivo da intendersi non in senso negativo, ma come esplicativo della capacità di occupare un grande spazio nella mente dei consumatori e presidiare un momento preciso dell’anno.

Con il passare del tempo, regalare o servire in tavola, a Natale, un panettone, diviene un gesto codificato, un’abitudine sociale, un segno di appartenenza. Ebbene: la guerra pubblicitaria ha dato vita al Natale italiano così come lo conosciamo oggi.

Le innovazioni che hanno fatto la differenza

Elemento chiave del successo di Motta e Alemagna è la capacità di vedere oltre, di trasformare un prodotto tradizionale in uno status-symbol moderno. La standardizzazione del panettone permette di garantire una qualità costante aumentando, al contempo, drasticamente i volumi di realizzazione. Ciò agevola la scalabilità, fondamentale per la diffusione nazionale.

Anche il packaging assume un ruolo centrale. Lungi dall’essere un mero involucro, dimostra la sua efficacia come strumento di comunicazione e storytelling. Le scatole – eleganti, riconoscibili e spesso riutilizzabili – sono oggetti da esporre e regalare.

Infine, la più iconica delle avanguardie è la nuova forma alta. La cupola viene da subito intesa come prova di qualità superiore, lievitazione naturale, valore. Con questo lampo di genio, Motta ci insegna che evolvere non significa snaturare, ma reinterpretare in modo coerente con il mercato e le aspettative del pubblico.

Nuove strategie di branding e marketing

La guerra dei panettoni rappresenta uno dei primi esempi italiani di branding moderno. Motta e Alemagna, infatti, comprendono perfettamente che, in un mercato sempre più competitivo e affollato, non basta avere un buon prodotto: serve un’identità chiara, riconoscibile e distintiva.

Pionieri, i due imprenditori sfruttano la pubblicità per creare appeal emotivo. Le campagne evocano emozioni, unità familiare, momenti di condivisione: il panettone diventa il centro di una narrazione che coinvolge il consumatore a livello affettivo. Se, oggi, questo sembra normale e comune, a metà del Novecento era pura rivoluzione. 

Evoluzione e declino della guerra dei panettoni

Con il passare degli anni, la guerra raggiunge il suo apice – per poi attenuarsi gradualmente. La sfida per la leadership si gioca su volumi di vendita sempre più elevati, slogan iconici e presenza massiccia nei media. Il comportamento dei consumatori muta: a Natale, l’acquisto del panettone diviene automatico, tipico, condizione sine-qua-non per i festeggiamenti.

Tuttavia, le trasformazioni economiche e industriali portano al declino dello scontro diretto. Le crisi economiche, le acquisizioni e le riorganizzazioni aziendali ridisegnano il settore dolciario: nuovi competitor entrano nel mercato, e Motta e Alemagna perdono progressivamente il ruolo di antagonisti principali

I due marchi si trasformano in legacy brands: nomi carichi di significato, che continuano a vivere nell’immaginario collettivo anche quando la competizione si affievolisce. 

Cosa ci insegna la guerra dei panettoni

La rivalità tra Motta e Alemagna offre lezioni preziose per il marketing contemporaneo. In primo luogo, insegna l’importanza del posizionamento, della coerenza narrativa e della costruzione di rituali specifici attorno a un brand. Dimostra il potere della stagionalità (se gestita in modo strategico) e di un’identità visiva forte e riconoscibile. Inoltre, svela come il marketing possa effettivamente contribuire alla definizione di momenti culturali condivisi, influenzando abitudini, comportamenti e tradizioni.

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